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MANDA - Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo - Villa Frigerj verified

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Guerriero di Capestrano
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Ercole Curino
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Heracles Epitrapezios
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Statua togata da Foruli
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Statua di discoforo con testa ritratto da Foruli
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Statua di personaggio di rango militare da Foruli
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Zeus
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Ritratto da Alba Fucens
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Ritratto virile da Alba Fucens
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Osiride stante mummiforme
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Corazza a tre dischi
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Fibula in bronzo
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Calzari di Campovalano
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Padella
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Olla
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Anello
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Tabulae patronatus di Amiternum
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Ara in bronzo
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Antefissa (n. 2)
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Antefissa (n. 1)
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Volto
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Senza titolo
Guerriero di Capestrano
Ercole Curino
Heracles Epitrapezios
Statua togata da Foruli
Statua di discoforo con testa ritratto da Foruli
Statua di personaggio di rango militare da Foruli
Zeus
Ritratto da Alba Fucens
Ritratto virile da Alba Fucens
Osiride stante mummiforme
Corazza a tre dischi
Fibula in bronzo
Calzari di Campovalano
Padella
Olla
Anello
Tabulae patronatus di Amiternum
Ara in bronzo
Antefissa (n. 2)
Antefissa (n. 1)
Volto
Senza titolo

Altre opere esposte

Descrizione

Le tabulae patronatus rappresentano documenti ufficiali che avevano la funzione di ricordare il vincolo esistente tra i cittadini di una colonia o di un municipio e il loro patrono, generalmente residente a Roma. In tal senso corrispondono alla funzione “privata” delle prime tessere, dette hospitales, che fin dalla remota antichità sancivano un vincolo di ospitalità tra due contraenti, l’ospitante e l’ospitato: oggetti simili prevedevano pertanto una “duplice copia”, con cui l’ospitalità poteva essere rivendicata. Allo stesso modo, le tabulae patronatus, diffuse in età imperiale nelle province romane e nel IV sec. d.C. anche in Italia, dovevano essere solitamente due, una pubblica da affiggere nel foro o altro luogo riservato alla vita comunitaria, e l’altra privata, destinata alla casa del patrono, spesso ricordata dall’iscrizione stessa.
Le tabulae patronatus, a contenuto standardizzato, potevano essere redatte in una forma breve, che prevedeva la scelta di qualcuno come patrono e la conferma della registrazione del patronato, oppure in una forma lunga, che ricordava anche il decreto di conferimento del patronato. Quest’ultima è anche la forma dei due testi di Amiternum: la prima tabula riguarda il patronato su Amiternum conferito a Gaius Sallius Pompeianus Sofronius nel 325 d.C., mentre la seconda riguarda il patronato su Foruli attribuito a suo figlio, con lo stesso nome, nel 335 d.C.. Si tratta di rappresentanti di una famiglia amiternina la cui esistenza è documentata per oltre due secoli: le stesse tabulae ricordano ben tre patroni nell’arco di quattro generazioni.
Il primo testo menziona gli interventi di munificenza di Gaio Sallio a favore della città (“splendidissimae civitati nostrae”): la riattivazione dell’acquedotto (Aqua Arentani) e l’offerta di due giorni di rappresentazioni teatrali per l’inaugurazione delle terme che lo stesso Gaio Sallio fece ricostruire e dotare di porticati e di statue. La seconda tabula, più sintetica, non è meno interessante, in quanto la cerimonia di conferimento, a differenza della prima, è “pagana” o “vicana”.
Le due tavole rappresentano le ultime testimonianze di vita dell’abitato. Il fatto che siano state rinvenute ad Amiternum, circa 150 m a sud-est dell’anfiteatro, presso le strutture murarie di una grande abitazione, suggerisce di identificare l’edificio con la domus dei Sallii, ancora abitata nel IV sec. d.C. dai suoi proprietari.

Altre opere a Chieti

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