Dal 19 marzo al 23 maggio 2026
Fondazione ICA Milano espone per la prima volta in assoluto tre opere tratte dalla serie 52 Ludlow realizzate da Giovanni Stefano Ghidini (Urago d’Oglio 1957), parte di un ampio progetto sviluppato dall’artista nell’arco di venticinque anni. Questo nucleo di lavori restituisce l’essenza di una ricerca che intreccia natura, scultura e fotografia.
A partire dal 1997, sul tetto di un edificio al 52 Ludlow Street nel Lower East Side di New York, Ghidini ha coltivato girasoli cresciuti fino a due metri di altezza, trasformandoli in presenze monumentali e antropomorfe attraverso un rituale fatto di cura, attesa e trasformazione. Anno dopo anno, l’artista ha costruito un vasto archivio di negativi, confrontandosi con idee di rinnovamento, ritualità, compassione, accettazione e bellezza — elementi che definiscono anche la sua pratica di vita. I fiori diventano metafora dell’esistenza, della sua ciclicità e della sua impermanenza, facendo sì che l’intero progetto assuma le sembianze di un vero e proprio Gesamtkunstwerk: un’opera d’arte totale composta con meticolosità e silenzio.
Nel 2022 Ghidini ha iniziato a realizzare stampe al platino in collaborazione con un maestro stampatore. Le texture riccamente sfumate e la particolare luminosità di questa tecnica amplificano la profondità psicologica delle immagini, rivelando una bellezza silenziosa e persistente. Se ai nostri occhi i girasoli possono apparire semplici, i loro flosculi raccontano la complessità della vita: da un centro denso i fiori si espandono a spirale con lunghi petali a formare la corona protettiva.
Il lavoro raffinato e profondamente originale dell’artista parla della temporalità e dell’impermanenza dell’esistenza, mostrando al contempo la persistenza della bellezza. Gianni Ghidini è un fotografo il cui lavoro, per decenni, è stato silenzioso e privato: un corpo a corpo con sé stesso e con la propria idea di fotografia, intesa non come restituzione del reale, ma come linguaggio personale, necessario e vitale.
52 Ludlow affonda le radici in una dimensione interiore inconscia precedente l’arrivo dell’artista a New York, perché si tratta di un’immagine latente che ha trovato nel muro di Chinatown la propria superficie di iscrizione. I girasoli — coltivati, addomesticati, contenuti in vasi realizzati come abiti su misura — appaiono come corpi, presenze relazionali che esprimono un legame intenso e irriducibile alle parole.
Via Orobia, 26, Milano, Italia
Orari di apertura
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Mercoledì su prenotazione
Dal 26 gennaio al 24 gennaio 2027
UNA GALLERIA, TANTE COLLEZIONI
GAMeC, Bergamo
Artsupp Card: museo + mostre 4.00 €