Dal 5 febbraio al 12 aprile 2026
Il Museo delle Mura presenta "Gravity of the Wall", una mostra personale dell'artista malese Amir Zainorin, la cui pratica interdisciplinare esplora la migrazione, la sostituzione, l’identità e la resilienza attraverso materiali, suoni ed esperienze collettive. Ambientata tra le mura storiche, le torri e i corridoi del museo, la mostra si sviluppa come un dialogo tra la fragilità dei gesti contemporanei e il peso duraturo dell'architettura antica.
Attraverso installazioni, sculture, suoni e formati partecipativi, Zainorin affronta il sito come un paesaggio incarnato, plasmato da confini, difesa, movimento e tempo. Anziché offrire una narrazione lineare, Gravity of the Wall invita i visitatori a muoversi attraverso una sequenza di opere interconnesse che riflettono su vulnerabilità, resistenza e trasformazione.
L’esposizione, curata da Camilla Boemio, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con l’associazione AAC Platform e con Kapallorek Artspace, l’Ambasciata della Malesia in Italia, il Goethe Institut e con il patrocinio dell’Accademia di Danimarca a Roma. Servizi museali a cura di Zetema Progetto Cultura.
La mostra ha sviluppato nella fase della definizione dell’allestimento la collaborazione con l’Università Iuav di Venezia.
"Gravity of the Wall", al Museo delle Mura dal 5 febbraio al 12 aprile 2026, presenta interventi e installazioni site-specific appositamente pensate per il museo e in dialogo con la struttura stessa, realizzate dell’artista e suddivise nelle varie aree del museo, dai torrioni fino al camminamento scoperto riparato da merli: Color Theory, The Weight of Lightness, Rhythm of Identity: A Cultural Laboratory of Percussion and Memory, Boot-ed.
Il percorso espositivo inizia all'interno di una delle torri del museo, dove "The Weight of Lightness" occupa il pavimento come una presenza silenziosa ma espansiva. Composta da carta fatta a mano ricavata da pagine di atlanti riciclati e fibre di garza, l'opera contrappone la fragilità della carta alla solidità della pietra circostante. Le mappe, spesso strumenti di precisione e controllo, vengono dissolte e riassemblate in una superficie tattile plasmata dall'esperienza umana, riflettendo sulla geografia, lo spostamento e la natura mutevole dei confini.
Via di Porta San Sebastiano, 18, Roma, Italia
Orari di apertura
| apre - chiude | ultima entrata | |
| lunedì | Chiuso | |
| martedì | 09:00 - 14:00 | |
| mercoledì | 09:00 - 14:00 | |
| giovedì | 09:00 - 14:00 | |
| venerdì | 09:00 - 14:00 | |
| sabato | 09:00 - 14:00 | |
| domenica | 09:00 - 14:00 |
Giorni di chiusura Lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre